Il grande freddo

Lo avevano gridato i corvi neri di montagna, cilgrandefreddo150x213he calavano a frotte sulla nuda campagna; e si radunavano in branchi nei campi arati di fresco dove era ancora facile pizzicare qualche buon lombrico, prima che il gelo indurisse tutto il terreno. Lo avevano bisbigliato le talpe mentre approfondivano lo scavo, per assicurarsi una tana sufficientemente calda e riparata. Se lo erano comunicato api e formiche con il loro febbrile andirivieni e i loro gesti concitati e nervosi mentre cercavano di accumulare il maggior numero di provviste, e in tutta la natura si coglieva un insolito messaggio.

Da lì a poco sarebbe sceso dal nord un terribile freddo polare. Era già successo trent’anni prima ed ancor peggio cinquanta anni più in là, quando un’ignota mano, aveva disegnato superbi arabeschi sui vetri nell’interno delle case, troppo belli per non essere attribuiti a qualche grande artista, e la gente non se l’era ancora scordato quel rigidissimo inverno che ne era seguito, mentre le piante lo avevano memorizzato negli anelli del proprio tronco modificandone il colore e la crescita. Nel bosco un vento premonitore, prepotente e dispettoso, aveva strappato le foglie che iniziavano appena ad ingiallire, annullando lo spettacolo di metamorfosi  cromatica, e distruggendo le bellissime scene che vi sarebbero state rappresentate, com’era solitamente di norma nel programma per l’intero mese a seguire.

Il messaggio era fin troppo chiaro: se ne dovevano andare tutti, finché erano in tempo, e i corvi neri della montagna, che all’imbrunire erano andati a rimpannucciare le scarne piante del bosco, sembravano ripeterlo sino alla noia; loro infatti si sarebbero fermati il tempo necessario per accumulare un po’ di riserve, poi sarebbero frettolosamente partiti per raggiungere  montagne,  nevi e temperature meno rigide.

……

immaginepiumetta (2)
Prossimamente anche in inglese